Google Maps next generation

maggio 11th, 2012 Permalink

Chi ha letto “Snow Crash” di Stephenson o, meglio, ha avuto a che fare con Second Life anche solo da turista occasionale,  può avere un’idea “pratica” di ciò che qui ci interessa. Dovete solo immaginare questa situazione: aprire Google Maps per cercare una strada in città e, come sicuramente fate, prendere l’omino giallo di Street View [...]

Chi ha letto “Snow Crash” di Stephenson o, meglio, ha avuto a che fare con Second Life anche solo da turista occasionale,  può avere un’idea “pratica” di ciò che qui ci interessa. Dovete solo immaginare questa situazione: aprire Google Maps per cercare una strada in città e, come sicuramente fate, prendere l’omino giallo di Street View per guardare meglio i palazzi e i negozi in modo da memorizzare mentalmente il percorso o l’angolo in cui svoltare. Adesso a questa situazione aggiungete, per esempio, una stazione della metropolitana e il desiderio di guardarci dentro. Immaginate di cliccare su quell’involucro e di ritrovarvi davanti a treni che vanno e vengono, a un tabellone con gli orari di arrivo e di partenza e tutto il resto… Ecco quello che si può fare con UpNext. Questa nuova app per smartphone utilizza un’idea semplice e geniale: rendere navigabile  lo “scarto”, ovvero ciò che per Google Maps è solo lo ”sfondo” (dell’oggetto principale “strade”).

Anche se l’applicazione copre solo una ventina di città americane, ci anticipa il futuro prossimo delle mappe virtuali: non più elementi statici che ruotano intorno al mouse “stretchandosi” insopportabilmente, ma oggetti tridimensionali ben distinti e dinamici che rendono quel mondo, per quanto possibile, immersivo.

Bulavkus

maggio 9th, 2012 Permalink

La rete che ci imbriglia le idee

maggio 8th, 2012 Permalink

E’ inutile prenderla troppo alla lontana, con McLuhan che negli anni sessanta diceva che i media influiscono sul nostro processo cognitivo, e partiamo dal 2008 con la domanda: come internet sta cambiando il nostro cervello? La domanda non è stupida dal momento che ci siamo accorti che il cervello è un sistema in continua trasformazione. [...]

E’ inutile prenderla troppo alla lontana, con McLuhan che negli anni sessanta diceva che i media influiscono sul nostro processo cognitivo, e partiamo dal 2008 con la domanda: come internet sta cambiando il nostro cervello?
La domanda non è stupida dal momento che ci siamo accorti che il cervello è un sistema in continua trasformazione. Pensiamo anche solo semplicemente a come le informazioni, oltre che più ricche, siano divenute istantanee e a come è cambiato il nostro rapporto con la lettura (da sequenziale a “reticolare”).
Una consapevolezza c’è: il cervello cambia!, ma a questo cambiamento bisogna opporre una reazione o assecondarlo e non preoccuparsene?
Per molti le potenzialità multitasking dei sistemi al silicio son un affare diabolico per un cervello umano. Se un uomo, normalmente, riesce in modo simultaneo a  fumare una sigaretta, scrivere una mail e rispondere al telefono mentre ascolta l’ultimo brano musicale appena scaricato, per Etienne Koechlin non è naturale. “Il multitasking non è nella natura dell’uomo”: il cervello umano può fare correttamente  e contemporaneamente al massimo un paio di cose e se ne fa di più (“per colpa delle nuove tecnologie”), solitamente prende decisioni anormali e innaturali. Insomma per la Koechlin dobbiamo “difenderci” dalla rete e dalle nuove tecnologie.
Anche Nicholas Carr nel suo il libro “Internet ci rende stupidi?” (anche se il suo titolo inglese era “I superficiali”) sostiene che ormai viviamo in “uno stato di distrazione continua” e che il nostro cervello sta cambiando in peggio.
In sostanza qui si sostiene che nell’abbandonare il cavallo per il motore a scoppio abbiamo fatto una cavolata madornale, che la scoperta del fuoco abbia bruciato inutilmente i nostri cibi, e che se Gutenberg si fosse fatto i cazzi suoi a quest’ora saremmo tutti felici e analfabeti (e che forse anche tutti gli omicidi derivano inevitabilmente dall’esistenza delle armi, coltello da cucina compreso).
Alla fin fine, il tema di fondo resta quello di un “pensiero reattivo” (in senso nietzscheano) che deve difendere il certo per l’incerto, il vecchio per il nuovo, la propria “cattiva coscienza” dalla storia e dalla scienza.
Ci rassicura Granieri-Stafford che «non corriamo nessun rischio magico o imprevedibile utilizzando la rete» e anche se la strada sarà lunga e tortuosa, il fatto positivo è che tutto ciò è inevitabile.

Un pad per gamers (Asus TF300)

maggio 7th, 2012 Permalink

E’ vero, Asus qualche problemino con i tablet l’ha avuto, ma l’insistenza nel migliorare i suoi prodotti porta quasi sempre a buoni risultati e questo risultato dovrebbe essere l’ultimo nato della serie “Transformer”: il “Pad 300”, appena sbarcato sul mercato italiano. Ha due versioni interessanti: il TF300TG-1K121A, prezzo € 499,00, con a bordo l’Android 4.0, [...]

E’ vero, Asus qualche problemino con i tablet l’ha avuto, ma l’insistenza nel migliorare i suoi prodotti porta quasi sempre a buoni risultati e questo risultato dovrebbe essere l’ultimo nato della serie “Transformer”: il “Pad 300”, appena sbarcato sul mercato italiano. Ha due versioni interessanti: il TF300TG-1K121A, prezzo € 499,00, con a bordo l’Android 4.0, un processore Nvidia Tegra3 quad core, connettività 3G e WiFi, Bluetooth 3.0, SSD 32 GB e-MMC, e schermo da 10”; e il TF300T-1K169A, prezzo € 398,94, identico al primo ma senza connettività 3G.

La buona novità, secondo me, sta tutta nel processore che sicuramente interesserà i gamers (infatti verrà venduto anche nelle catene “Gamestop”) visto che è possibile usare il joypad e sfruttare la micro-HDMI per connettere il Pad alla TV, sfruttando così il full-HD, oltre all’ottimo segnale 3D a 720p.

Per l’uso “office” si può aggiungere la TF300 Mobile Docking, prezzo € 148,95 che oltre a trasformare il Pad in un netbook contiene una batteria supplementare che porta l’autonomia complessiva a 16 ore, ma aggiunge 550 g. di peso in più.

Vuoto a rendere a sinistra

maggio 4th, 2012 Permalink

Conosco Biagio De Giovanni perché agli inizi degli anni ‘80, quando frequentavo l’Istituto Orientale di Napoli, fu mio professore di Storia delle dottrine politiche e me ne innamorai quasi subito per la bellezza dei suoi ragionamenti e la lucidezza delle analisi. Confesso che, in qualche modo, non ho smesso di seguirlo e ricordo ancora con [...]

Conosco Biagio De Giovanni perché agli inizi degli anni ‘80, quando frequentavo l’Istituto Orientale di Napoli, fu mio professore di Storia delle dottrine politiche e me ne innamorai quasi subito per la bellezza dei suoi ragionamenti e la lucidezza delle analisi. Confesso che, in qualche modo, non ho smesso di seguirlo e ricordo ancora con una discreta freschezza la sua analisi sullo “svuotamento del sistema egemonico della sinistra” dopo le elezioni del 2008.
In un’intervista pubblicata su L’Espresso nel maggio 2009, in occasione della presentazione del suo libro “A destra tutta. Dove si è persa la sinistra“ (qui un’interessante presentazione), De Giovanni affermava che la destra italiana aveva ormai piantato le radici di un sistema che sarebbe durato almeno vent’anni, perché aveva ”saputo imporre una nuova interpretazione della storia d’Italia” (demitizzazione della Resistenza e della Costituzione; rovesciamento della questione meridionale e della spesa pubblica -elementi strategici dei comunisti e dei democristiani- nella “questione settentrionale” posta dalla Lega e “nazionalizzate” da Forza Italia).
Nel un suo ultimo libro (ma neanche tanto recentissimo), “Sentieri interrotti, lettere sul Novecento”,  De Giovanni continua in quella sua analisi precisa dello “svuotamento” della sinistra, confrontandosi con Marcello Montanari (suo ex allievo oggi docente di filosofia all’università di Bari) parlando di Stato, di comunismo e di Gramsci (che Montanari esalta e invece De Giovanni de-valorizza).
Ne parlo perché stamattina questa notizia è appuntata sia sul “Corriere del Mezzogiorno” che su “Italia Oggi”. Non so quanta eco potrà suscitare la riflessione del professor De Giovanni nei sinistrorsi italiani ma certamente farà bene parlarne: la sinistra non è più uguale a quella del passato e non lo sarà certamente a quella del futuro.
Cosa c’è in mezzo? (domanda kantiana). Sicuramente povertà ideale e progettuale da cui ne discende una mancanza ancora più grave: qualcosa che somigli a una struttura.
In una società sempre più accelerata, “questi” son come viaggiatori finiti nel carro-bestiame che pur sapendo che più avanti ci sono le “carrozze” di prima e seconda classe e più avanti ancora la motrice, non sanno proprio cosa inventarsi per venirne a capo… figurarsi a mandare in soffitta Gramsci?!

Media_httpwwwlikecool_chghf

Ancora Twitter…

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aprile 30th, 2012 Permalink

Se scrivete su Google le parole “guida+twitter” vi vengono fuori qualcosa come 26 milioni di risultati che, sicuramente, raccontano una storia lunghissima nel web (circa 6 anni) con un interesse ancora in crescendo. Io che non sono un grande esperto e neanche un grande utilizzatore di Twitter vi segnalo soltanto qualche link qua e là [...]

Se scrivete su Google le parole “guida+twitter” vi vengono fuori qualcosa come 26 milioni di risultati che, sicuramente, raccontano una storia lunghissima nel web (circa 6 anni) con un interesse ancora in crescendo.
Io che non sono un grande esperto e neanche un grande utilizzatore di Twitter vi segnalo soltanto qualche link qua e là (ma forse solo a mia memoria).
Se consideriamo l’anno di nascita di Twitter allora con molta probabilità l’origine dei vari consigli sullo strumento non può che essere quello di Brogan e di York.
La Repubblica sta sul pezzo e se ne accorge nel 2009.
C’è poi quello spiegato alle mamme  e la sua utile traduzione di Markingegno.
Quello for dummies è un punto fermo, ma anche chi insegna ad usarlo e chi ne ha fatto un blog dedicato.
Catepol, da navigata utilizzatrice, può sempre dirne qualcosa mentre  Luca Conti ce  lo spiega sulla carta stampata.
Da buon accademico Giovanni Boccia Artieri da qualche indicazione tecnico e, ovviamente, il punto di vista di GG è sempre una lettura interessante che non può mancarci.

Fire e mobile gamers

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aprile 26th, 2012 Permalink

Professor G mi segnala un’analisi di Anna Rozwandowicz su “NewZoo” dalla quale risulta che negli USA ci sono 17,4 milioni di proprietari di Kindle Fire che nell’81% dei casi lo usa per giocare, mentre dei 30,5 milioni di possessori di iPad fa la stessa cosa una percentuale più bassa (77%). A parte la differenza dei [...]

Professor G mi segnala un’analisi di Anna Rozwandowicz su “NewZoo” dalla quale risulta che negli USA ci sono 17,4 milioni di proprietari di Kindle Fire che nell’81% dei casi lo usa per giocare, mentre dei 30,5 milioni di possessori di iPad fa la stessa cosa una percentuale più bassa (77%).
A parte la differenza dei numeri che è poco significativa (perché il Kindle Fire è sul mercato da circa cinque mesi mentre l’iPad è uscito già due anni), il problema è che i mobile gamers sono concentrati su altre piattaforme, come ben sanno la Nintendo, la Sony e la Apple che già dal 2010 si vantava (o millantava) di essere la prima del settore con l’iPod-Touch.
Infatti, come sottolinea la Rozwandowicz, negli USA il 69% dei “giocatori mobili” usa uno smartphone, il 21% un tablet e il 18% un iPod-Touch (in Europa le percentuali sono: 69%, 16% e 11%). Da una mia personalissima indagine commissionata a mio figlio nel liceo che frequenta il dato viene pressoché confermato: al primo posto lo smartphone e al secondo l’iPod-Touch (con una piccola élite che usa l’Xperia play).
Il problema è che smartphone e tablet sono piattaforme più distanti di quanto si creda e una parte sostanziale di questa differenza (a parte le esigenze) la fa il display, infatti il Fire si avvicina di più per dimensioni e sembra che anche la Apple ci stia pensando. Io ne avevo parlato qui e se volete qui trovate una tabella comparativa.

Concludo con una bella infografica tratta da “NewZoo” e se volete approfondire andate qui.

Coffee

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aprile 24th, 2012 Permalink

Kindle Fire unlocked

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aprile 19th, 2012 Permalink

Il Kindle Fire non viene venduto in Italia (anche se Jeff Bezos ha risposto, a chi gli chiedeva il perché, “stay tuned”) e quindi bisogna acquistarlo direttamente dalla Amazon US attraverso un piccolo  stratagemma che trovate  in rete che è, più o meno quello che ho fatto io. Il suo prezzo ufficiale è di $ 199,00 [...]

Il Kindle Fire non viene venduto in Italia (anche se Jeff Bezos ha risposto, a chi gli chiedeva il perché, “stay tuned”) e quindi bisogna acquistarlo direttamente dalla Amazon US attraverso un piccolo  stratagemma che trovate  in rete che è, più o meno quello che ho fatto io.
Il suo prezzo ufficiale è di $ 199,00 (circa € 152,00) a cui bisogna aggiungere una cinquantina d’euri  per   le spese di spedizione, IVA e tasse doganali.
Ne parlo qui per il semplice motivo che ho dovuto faticare un po’ per sbloccarlo, a causa di una miriade di soluzioni e mini-guide che spesso deviano dal percorso fondamentale.
Blocco
A bordo del Kindle Fire c’è l’Android OS 2.3 Gingerbread  e il firmware 6.3. con la personalizzazione di Amazon che permette l’accesso al proprio market ma lo impedisce verso Google (sia Google Play che il vecchio market Android).  Quindi il KF è un apparato “bloccato” per via della mancanza di permessi (root) amministrativi.

Sblocco
Unlock Root è appunto il “riappropriarsi” dei permessi amministrativi (accedere come amministratore al sistema operativo e operare sui file di sistema) e non una “evasione” dal sistema (come il “jailbreak” che si fa su iPod, iPhone e iPad).
Come dicevo, di procedure di “sblocco” ne troverete in gran quantità ma è bene che teniate conto del sistema operativo del vostro PC prima di prendere una decisione.
E’ inutile dirvi che Linux sarebbe preferibile ma io, con il mio Windows 7, ho seguito i consigli di Patrick Miller che di seguito sintetizzo.

Percorso
Innanzitutto procurarsi un cavo micro USB per connettere il KF al PC perché nella confezione non è compreso e poi loggarsi al PC come Administrator.
Autorizzare, sul KF, l’installazione di applicazioni (Menu  > Device > Allow Installation of Applications > On), poi scaricare e installare in ordine: il Java Development Kit (nel mio caso la versione Windows x86) e l’ app installer (installer_r15-windows.exe) di Android SDK.
Una volta terminata l’installazione SDK partirà automaticamente e elencherà una lista di pacchetti software da scaricare. Installare tutti i pacchetti prechecked (quelli già spuntati) e il driver USB di Google.
Andare nella cartella “android” in C:\users\administrator e aprire (con il blocco note) il file adb_usb.ini, aggiungere una nuova riga “android” e nella parte inferiore il tipo 0×1949 (salvare e chiudere).
Andare in  C: \Program Files\Android\android-sdk\extra\google\usb_driver\ e aprire (con il blocco note) il file android_winusb.inf   e incollare subito sotto [Google.NTx86] e [GoogleNTamd64] le seguenti righe:
;Kindle Fire
%SingleAdbInterface% = USB_Install, USB\VID_1949&PID_0006
%CompositeAdbInterface% = USB_Install, USB\VID_1949&PID_0006&MI_01 (salvare e chiudere).
Collegare il KF al PC, aprire Android SDK e assicurarsi che il KF viene riconosciuto.
Lanciare il prompt dei comandi (Start, Esegui, cmd), andare nella directory di Android SDK (CD C:\Program Files\Android\android-sdk\platform-tools\) e scrivere
adb kill-server (Invio)
adb devices (Invio)
compariranno i dispositivi collegati e una stringa di numeri seguiti dalla scritta device,  adesso il Kindle Fire è collegato.

Kindle Fire Utility
Altra soluzione, più veloce ed immediata, è  Kindle Fire Utility e qui c’è una guida semplice e illustrata.