
Leggo in ritardo (colpa di Feedreader) il post su Dietro le quinte che lancia una proposta “pratica” per sollevare la rete “dall’ignoranza di politici e amministratori” (quelli che sono orgogliosi “di non conoscere nulla di rete“).
La proposta si articola su 10 punti che il governo (attuale, prossimo e futuro) dovrebbe tenere in conto per migliorare la rete in Italia.
A parte il progetto originale di per se interessante, la proposta acquisisce un valore aggiunto e integrantivo con il contributo non solo degli “amici” ma di tutti i blogger interessati all’idea di base. L’obiettivo resta quello di raggiungere le 10 idee più importanti. Dopodiché, secondo l’autore, si dovranno fissare degli incontri con tutti i politici e i media (da Rifondazione ad Alleanza Nazionale, da Forza Italia ai Democratici, dal Corriere a Repubblica, dal QN a GQ), ma (dico io) in un secondo momento dopo che il programma sia stabilmente definitivo.
Ecco i dieci punti proposti da Roberto Chibbaro:
1. Net Neutrality: la rete deve essere libera e accessibile a tutti alle stesse condizioni.
2. Riduzione del digital divide fisico (connessioni a banda larga) con incentivi, supporto a wimax, adsl per tutti a prezzi certi.
3. Riduzione del digital divide culturale (corsi in tutte le scuole per insegnare internet con programmi certi).
4. Libertà di espressione per la rete.
5. Copertura wifi della città.
6. Incentivi a chi investe in progetti internet, tecnologici, innovativi nel settore.
7. Semplificazione e defiscalizzazione per le startup di settore (3 anni).
8. Possibilità di ottenere tutti i servizi della P.A. anche via internet.
9. Contributo economico per acquisto pc/mac portatile con wifi per tutti.
10. Corso obbligatorio su Internet e i nuovi media per tutti gli eletti a cariche politiche di ogni ordine e grado.
Chibarro poi dice che l’obiettivo è “evangelizzare i politici su internet” e inconsapevolmente tenta una separazione culturale-religiosa (per fare questo bisogna credere fermamente nel Vangelo ed essere cristiani) che non mi appartiene, ma a me piace comunque l’idea di garantire un futuro migliore alla rete e quindi diffondo “il verbo”.
Si collabora trascrivendo le proprie idee sintetizzandole in punti, invitando gli altri a partecipare, inviando una mail a Chibbaro, linkando l’articolo originale, o semplicemente approvando l’iniziativa.
Ecco il mio modesto apporto che tiene conto soltanto di tre cose prese a riferimento nella mia riflessione: a) appartenere alla Pubblica Amministrazione; b) vivere in Lucania; c) essere un utilizzatore della rete.
Il mio metodo qui è quello di ribadire i 10 punti che condivido con un breve commento che possa essere utile, eventualmente, a sviluppare qualche discussione.
1. Net Neutrality. Qui c’è da sottolineare di quale rete parliamo visto che una larga maggioranza di comuni (ad esempio lucani) non sono coperti dalla rete ADSL, con la Telecom che si è sempre rifiutata di aggiornare le vecchie centrali laddove il bacino di utenza era troppo basso e con una Regione (la Basilicata già promotrice di ben due progetti denominati – che poi citerò nel punto 9) che fa poco, o niente, per dotare questi piccoli centri della rete idonea.
2. Riduzione del digital divide fisico (connessioni a banda larga) con incentivi, supporto a wimax, adsl per tutti a prezzi certi.
E’ ovvio, per tutto quanto detto al punto 1, ma più che di riduzione parlerei di abbattimento.
3. Riduzione del digital divide culturale (corsi in tutte le scuole per insegnare internet con programmi certi).
Nella scuola andrebbe creato uno spazio “apposito” per internet, annullando quelle inutili ore esistenti che operano una finta “alfabetizzazione informatica” resa ancora più vana dagli insegnanti che fanno altro sia per mestiere che per passione. (Vi lascio l’esperienza di mio figlio il quale pur frequentando una scuola in un corso denominato “informatico” oltre a fare i conti con insegnanti “diciamo” poco adeguati non usufruisce neanche di una connessione a larga banda.)
4. Libertà di espressione per la rete.
E qui c’è proprio poco da aggiungere.
5. Copertura wifi della città
Anche Wi-Max (il comune di Potenza ha fatto un timido tentativo) ma il problema resta tutto in piedi e per le piccole comunità è un vero sogno.
6. Incentivi a chi investe in progetti internet, tecnologici, innovativi nel settore
Personalmente ho qualche dubbio sulla filosofia che sostiene la politica degli incentivi poiché raramente favorisce chi è armato di buone intenzioni ma spesso approvvigiona aziende a cui serve una boccata d’ossigeno o qualche scaltro (e ammanigliato) soggetto che vive facendo incetta di finanziamenti “a fondo perduto” ma nel senso che si perde tutto anche l’idea iniziale oltre ai soldi.
7. Semplificazione e defiscalizzazione per le startup di settore (3 anni)
Defiscalizzare è di fatto un incentivo e valgono le raccomandazioni e le attenzioni come per il punto 6.
8. Possibilità di ottenere tutti i servizi della P.A. anche via internet.
Chi conosce bene la P.A. sa bene che questo sarebbe impossibile e a volte inutile. Ma basterebbe già rendere obiettivamente “praticabile” e funzionante il protocollo informatico inseparabilmente legato al’informatizzazione dei procedimenti amministrativi (che le PA hanno risolto con la semplice adozione di un software a supporto del cartaceo) per realizzare un concreto accesso ai documenti.
9. Contributo economico per acquisto pc/mac portatile con wifi per tutti.
Si, e come annunciavo prima, si inserisce e affianca iniziative come quella della Regione Basilicata che in passato ha realizzato due iniziative, cofinanziate dalla UE con fondi POR, denominate “Computer in ogni casa” (dotando un gran numero di lucani -dicono circa il 27% della popolazione- di un PC con questa configurazione minima), del tutto similari a quelle governative “Pc ai giovani“, “Pc alle famiglie” e “Pc ai dipendenti pubblici, ecc… con l’unico handicap che almeno per la metà sarebbe da rifare se si tiene conto che sono iniziate nel 2001/2002 e che quindi hanno perso completamente la loro efficacia tecnologica.
10. Corso obbligatorio su Internet e i nuovi media per tutti gli eletti a cariche politiche di ogni ordine e grado.
Cos’è una patente ? Credo che un politico debba averla ma di altro tipo e di più alto livello. Ad ogni modo si potrebbe individuare una sinergia profonda fra chi è amministratore pubblico e l’università (lo si dovrebbe fare in generale e non solo per internet).
Ecco, mi sono limitato a lasciare intatti i 10 punti inserendo brevi riflessioni al solo scopo di sviluppare un dibattito concreto a cui credo fermamente.