Archive for gennaio 2008
Ci voleva la Banca d’Italia per dire quello che qualsiasi dipendente pubblico va ripetendo da anni ? Il reddito di un lavoratore dipendente è rimasto quello del 2000: +0,3% rispetto all’aumento del costo della vita.
E chi ti sente ?
Avevo deciso di disinteressarmi completamente delle “ultime” vicende politiche: quelle che a partire dagli arresti domiciliari della moglie di Mastella hanno portato dritto dritto alla sfiducia al governo Prodi. Avevo deciso di non parlarne e non ne parlerò, se non di riflesso perché ho trovato veramente interessanti le riflessioni di Giuseppe sulla “politica” e i suoi ostaggi (e per il momento fingo di ignorare il suo passaggio “al volo” sul calcio, compreso il deprezzamento per Del Piero –meno male che ha messo “le mani avanti” dicendo di non capirne di calcio).
Il fatto è che proprio come nelle discussioni “da bar” le premesse più o meno sono similari, nel senso che chi fa i conti con quanto ha in tasca fa con molta semplicità un quadro della situazione. Ma partire da premesse fa parte del modo con cui si arrivi a certe conclusioni e quindi fino a considerare valide certe presupposizioni ? Non credo !
Tutti coloro i quali cercano di applicare la propria intelligenza critica in tutte le attività che li rende presenti nel “sociale” o anche solo “pensanti” al sociale, sono costretti a riflettere sul mondo e quindi presentarne una propria visione (delle cose e di come queste stiano proprio lì).
Ora queste visioni possono dividersi in categorie geometriche (lineari, allineate, parallele, intersecanti, convergenti, ecc…), posizionali (sopra, sotto, allato, di sguincio), matematiche (logica, quantità e probabilità), prossemiche (vicino, lontano, insieme, distante, intorno) o anche paradigmatiche (matrice comune o weltanschauung marxiana) e io propendo proprio per questa categoria dove c’è la passione irresistibile di continuare a dividere le cose lateralmente: destra e sinistra.
Parlando e/o ragionando quindi soltanto da un “lato” della questione (sorvolo sulle premesse perché sento di condividerle sostanzialmente) vengo subito al sodo di quel “Che fare?” (tradotto marketing-eticamente in agenda setting 2) che non potrà essere spiegato come uno stato ideale ma come uno stato d’azione.
Questa rete di cittadini (milioni che si raggruppano in una ad-hoc-crazia) che si interroga frammentariamente a partire da frammentarie premesse a quali frammentarie conclusioni giunge ? Non riusciremo mai a scoprirlo perché non c’è nessun algoritmo conosciuto che possa indicarne una strada (anche perché il processo non è analitico e dunque non risolvibile nelle sue parti); abbiamo soltanto la certezza che sia regolarizzabile nel caos. Come si immagina l’organizzazione del caos nella rete ? Con processi regolamentati di randomizzazione, con nodi e hub.
Possiamo però immaginare con semplicità le aspettative minime del singolo indirizzo di questa rete ? Di fonte a una maggiore pressione fiscale una defiscalizzazione; davanti al diminuire del potere d’acquisto una forte pressione de-inflazionistica, nei confronti di un capitalismo sempre più diffuso un ritorno alla statalizzazione. Ecco, da semplice indirizzo, ho dato le mie irruenti risposte minime. Si ma adesso come faccio a dare movimento a queste poche idee ? Sono solo un piccolo indirizzo di rete che scaglia i miei pacchetti tra miliardi di altri. Chi mi ascolta ? Certo posso condividere con altri, nella rete, un buon numero di pensieri ma chi smuove i nodi e gli hub ? Chi glie lo va a dire ? Chi ha il peso specifico giusto per influenzare un cambiamento ? Il rappresentante, il mio rappresentate. Ma chi è ? Dove lo trovo ? Si, non lo conosco perché sono distratto ma lui c’è. E come filtra le mie idee ? Come fa a conoscerle ?
Nella “prima repubblica” c’erano i partiti: quella specie di cerniere tra la società e il pre-palazzo (poi forse palazzo). Cerano le riunioni nelle sezioni, gli attivi, le assemblee, le liste, il sistema proporzionale insomma una struttura conosciuta e conoscibile, oltre che percepibile, un “sistema” connesso a cui consegnare il mio messaggio. In quest’immagine di sistema “postale” si aveva almeno l’illusione di poter seguire con gli occhi la propria busta gialla (quella che conteneva il mio messaggio) vedendola passare di mano in mano. Ora a chi do la mia busta ? E come faccio a seguirla ? Qualcuno dice di metterle tutte insieme in modo da farne un bel “mucchio” tanto grosso da renderle visibili. E se questi non le vedono o, addirittura, non vogliono vederle ? E’ probabile che mi stia affannando su un lato infruttifero della questione? Forse è la rappresentanza («il punto b» di Giuseppe) è il vero problema.
Ma se non riesco ad essere “materialmente” rappresentato e i rappresentanti non hanno nessuna intenzione di farlo qual è il mio punto di forza ? L’unico concreto contatto con i rappresentanti è il voto. Cosa ne faccio ? Lo scambio con un nuovo rappresentante ? Non cambierebbe nulla: appartiene alla stessa famiglia dei rappresentanti e loro per regola agiscono all’interno di un sistema organico di auto-vivenza (gli unici messaggi giusti sono quelli propri, che permettono la propria sussistenza).
E se io non scambio ? Se non voto ? (qualcuno potrebbe prendermi per un trozkista di ritorno , meglio di niente) Se il mio non voto lo pubblicizzo? Se faccio sapere a qualcuno e poi a qualcun altro perché non voto ? L’idea andrebbe formalizzata: la formazione di una massa critica di dissenso non su un tema, ma in generale sul sistema. Nemmeno questa è una mia “soluzione pronta”, ma un tentativo lo farei. Anche qui la variabile è il tempo, ma cosa accadrà quando pian piano, consapevolmente e motivatamente i cittadini che si rifiuteranno di votare apparterranno a un “partito del non voto” ? Se ne accorgeranno ? Altro che liste civiche. Quello che ci vuole è una sana (e salutare) disobbedienza civile. Forse non accadrà nulla ma l’unica moneta che ho da spendere in questo sistema non la spreco per nulla, me la tengo in tasca e poi si vede.
Per oggi non si vota. Questo è quello che riesco a comunicare adesso; questo è quello che farò domani.
Non l’avevo mai visto, merito di vivipotenza per averlo scovato.
Dopo oltre 3 anni di udienze il processo di Cosenza, che vede imputati 13 persone, sta arrivando al suo epilogo attraverso una strada già nota perché già compiuta da quello di Genova. Gli scenari in cui è maturato l’impianto accusatorio elaborato dal PM sono gli stessi di quelli delle giornate di Napoli e Genova nel 2001. I capi di accusa a carico dei 13 attivisti sono di “cospirazione politica mediante associazione al fine di turbare l’esercizio delle funzioni del governo, propaganda sovversiva e sovversione violenta dell’ordinamento economico costituito dello Stato, soppressione della globalizzazione dei mercati economici, alterazione dell’ordinamento del mercato del lavoro“.Contro questo assurdo teorema che vuol perseguire chi si è sempre opposto e ha denunciato il sistema mafioso dei partiti (mentre il magistrato antimafia Emilio Ledonne afferma che le ricchezze della ndrangheta calabrese sono nascoste fra un noto studio legale e un ingente numero di edifici e terreni della città bruzia e che, nel contempo, i servizi segreti ostacolerebbero le indagini che vorrebbero smascherare questo sistema mafioso) è necessario solidarizzare e, se volete, partecipare alla manifestazione di Sabato 2 Febbraio 2008 contro la repressione, per le libertà, per la giustizia sociale.
A seguire, concerto in piazza Arenella dalle ore 20.00 con ASIAN DUB FOUNDATION sound system e DJ set Bunna outta AFRICA UNITE.
Chi vuol farsi un’idea di cosa sono stati questi processi può visitare l’archivio di IMC Calabria e di Supportolegale.
Per informazioni e aggiornamenti:
www.cosenza2febbraio.org
Appello – Adesioni aggiornate

Benvenuti su questo blog. Qui mi occupo di cose "avariate", troverete alcuni temi portanti anche se il concetto di base resta sempre la "ciambotta". Buona lettura e se vi va buona scrittura.
:)








