Archive for febbraio 2008

Quando l’Enel ha venduto Wind a Naguib Sawiris, le banche (Abn Amro, San Paolo Imi e Deutsche Bank) hanno intascato una parcella di 400 milioni di euro. Solitamente le commissioni vengono calcolate intorno al 2 % ma in questo caso si sono raddoppiate. Su l’Espresso c’è l’intero dettaglio dell’operazione e si discute se era giusto o meno applicare il 4% o meno. La cosa interessante è che non viene chiarito chi incasserà tutti questi soldi: nessuno ne parla, né le banche e né l’Enel, soltanto qualche voce dice che le banche si divideranno circa 310 milioni mentre gli altri 90 milioni andranno ad Alessandro Benedetti, colui che ha “inventato” l’affare e che la Procura di Milano sta processando per la bancarotta della Magnetofoni Castelli.

Ma neanche questa è la notizia più importante perché sentite qua: l’Enel (cioè il Ministero dell’Economia) resta partner in una società (con una quota minoritaria del 26%) controllata da una holding anonima con sede alle isole Cayman (il un paradiso fiscale per antonomasia); tra i maggiori soci di Sawiris c’è anche Nadmi Auchi (che faceva affari con il banchiere di Mani Pulite, Francesco Pacini Battaglia e con l’Iraq di Saddam Hussein).

Ma non finisce qui perché gira e rigira non vuoi che ci sia anche l’ombra del cavaliere? Infatti sembra che Maurizio Costa, un fedelissimo di Berlusconi, sarà il nuovo amministratore delegato di Wind.

Dopo aver letto un po’ di punti di vista più o meno aderenti a un concetto di politica partecipativa ho fatto un giro per allargare il mio orizzonte ottuso.

Seguendo il filo dei link ho dato uno sguardo veloce a WikiDemocracy, ancora più veloce al circolo pdobama (sulla cui intitolazione mi scappa la serendipity e cercherò di scrivere qualcosa, quando avrò più tempo, in un post successivo) e ancora meno a OpenPolis che conoscevo già. Ho fatto una visita a  NetMonitor e ho seguito un po’ di ragionamenti: di Maistrello, di DeBiase, di iMille, e anche di ctruffi.

Insomma la confusione non è poi così grande, quanto meno non è il caos ciò che regna in quest’ambito ma le diverse finalità e/o i diversi interessi soggiacenti:

a)      interesse interno: al centro il partito e il suo irradiarsi verso una serie di nodi come il proprio sistema-partito (struttura, organizzazione e i nuovi scenari politici), la comunicazione (informazione, partecipazione), il marketing (immagine, investimento, utilità e profitto) e la rappresentatività (relativa o assoluta);

b)      interesse esterno (visione alta): al centro la società lato media e i gruppi di potere (informazione e controllo)

c)       interesse esterno (visione bassa): al centro la società lato interessi generali/diffusi delle persone (cittadini, elettori, consumatori, clienti).

Ora, attraverso questa griglia, cerco di accomunare il mio interesse specifico a uno più generale e riesco a  collocarmi facilmente in (c) (come cittadino, consumatore e forse elettore) e solo da questa prospettiva posso e so guardare il problema.

A cosa può essere interessato un “tizio” come me ? Per dirla con Granieri, a quale livello debbo interessarmi: a quello della comunicazione politica (a), a quello del commento politico (b), a quello delle forme di partecipazione (c) o a quello paradigmatico o di sistema (c)?

Come cittadino, non iscritto a un partito, non interessato ai meccanismi della “politica” per motivi professionali (scientifici, lavorativi, amministrativi o economici) dovrei collocarmi tra la terza e la quarta classe un po’ per necessità e un po’ per posizione. Ma se, seppure coinvolto da un meccanismo partitico, non fossi interessato alla partecipazione non mi resterebbe che l’ultima (c) della quarta classe.

Mi chiedo, adesso, posso discutere insieme a quelli di (a) e di (b) ? Non credo di aver esigenze in comune con loro. Allora dovrò trovare il mio canale (c) e se anche ritenessi di averlo trovato o addirittura di esserne già in possesso ovvero di utilizzarlo (un blog, un forum, etc…) chi mi ascolterebbe ? Chi è Il mio filtro, o cerniera (come si usava dire qualche anno fa) che renda accessibile il mio pensiero ?

Lasciatemi fare soltanto un inciso: mi è venuta la pelle d’oca quando ho letto la lettera aperta a Veltroni da parte di alcuni giovani del PD che, raccogliendo anche numerose firme, hanno implorato il proprio segretario di abbassare l’età dei candidati (come per Marianna Madia di 27 anni capolista nel Lazio) nella consapevolezza e convinzione che è  «prerogativa di un leader politico indicare nelle liste compagne e compagni, o anche personalità estranee al partito, di sua fiducia, al fine di sostenere la propria linea politica.» (???)

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Non ho mai letto “Nelle terre estreme” di Krakauer (anche se un amico me lo aveva consigliato) ma ho visto, qualche giorno fa, il film di Sean Penn, Into the Wild, ispirato abbastanza fedelmente (dicunt) al libro.
Il film narra le vicende (dal 1990 al 1992) di un ventiduenne americano, Christopher McCandless, il quale dopo essersi laureato decide di abbandonare tutto (amici, soldi e famiglia) per intraprendere un viaggio solitario verso posti nuovi. Un po’ con la sua vecchia auto, un po’ a piedi e un po’ con l’autostop va dalla Virginia fino in Messico per poi raggiunge il Parco nazionale di Denali in Alaska, alla ricerca della libertà, dell’anticonformismo e dell’essenza stessa dell’uomo. Non dirò altro della trama, ma vi consiglio vivamente di vederlo. E’ un buon film anche se “all’americana” ma è un buon film (così come lo è sicuramente il libro). Il suo filo conduttore e tutto all’interno di quel filone zen-romantico-americano che spesso abbonda in quella letteratura. Come diceva un mio vecchio amico che ha girato gli states: gli americani sono quel popolo che trovano lo zen in motocicletta e tengono Dio in frigo accanto alla bottiglia della coca-cola. Insomma vedetelo, ne vale la pena; è ben fatto e la fotografia merita davvero.
Cast: Emile Hirsch, Vince Vaughn, Kristen Stewart, William Hurt e Marcia Gay Harden. (Sul sito ufficiale del film).

Ne ho visto un po’ e, ovviamente, avrei votato per Frankie Hi Ngr (che volete fare… lo conosco da anni) ma poi nello zapping, tra una presentazione e una pubblicità, sono caduto su “La storia siamo noi” di Minoli che trasmetteva una bella biografia di Fabrizio De Andrè.

Son rimasto lì e non mi son mosso più. Che dire: ne valeva la pena.

Per favore non “storcete” il naso ma io stasera vedo (ascolto) il festival di San Remo. A me piace la musica, quasi tutta, e l’occasione di ascoltare qualcosa di nuovo (se c’è)  non la perdo, anche se per ascoltare un pò di canzoni bisogna sorbisrsi una settimana di spettacolo….  ma io salto tutte le presentazioni e i cazzeggi vari (…) e ascolto solo i cantanti.

Vi farò sapere come vanno le cose nei prossimi giorni.

:-)

avatar Benvenuti su questo blog. Qui mi occupo di cose "avariate", troverete alcuni temi portanti anche se il concetto di base resta sempre la "ciambotta". Buona lettura e se vi va buona scrittura. :)