Come al solito pubblico anche qui l’intervista fatta a Catepol per il n. 8 di Brek Magazine.
Caterina, come sei capitata a Potenza ?
Per amore. Quindi per caso.
Da dove nasce questa grande passione per il web ?
Nasce dalla mia innata curiosità per tutto ciò che c’è di nuovo, nasce dalla passione per le nuove tecnologie, dall’ultimo capitolo della mia tesi di laurea, quando nel 1998 scrivevo di metodologie emergenti nella didattica delle lingue e mi appassionai a giochi, videogiochi e internet per insegnare l’inglese.
L’Accademia della Crusca ha adottato anche il neologismo “twittare”, tu che hai scritto un’utilissima guida (“Guida a Twitter for Dummies”) potresti dirci perchè dovremmo usare Twitter ?
In realtà, pur essendo una cosiddetta “power user”, una forte utilizzatrice sia di Twitter che di altri social network (Friendfeed ma anche il più famoso Facebook e molti altri), nessun medico ha mai prescritto l’uso di Twitter o di qualunque social network alle folle. Io sono per la relazione, la comunicazione e la condivisione in rete. Ecco il punto: dovremmo usare Twitter per comunicare ad una rete di contatti (piccola o grande) qualcosa. Per entrare facilmente in relazione, per raccontarci e raccontare, per sperimentare che anche in soli 140 caratteri (un SMS) possiamo raccontare tante cose, chiedere consigli, avvisare qualcuno, trasmettere e pubblicizzare ecc. Twitter ha il pregio di essere il più semplice e immediato dei Social Network. In realtà è un servizio di microblogging prima di essere un social network. L’uso è immediato: ti registri, ti dai un username, decidi chi seguire, ti fai seguire da chi vuole seguirti, hai 140 caratteri per dire la tua.
In rete sei molto popolare, molti ti seguono e ti apprezzano ma qualcuno, come Gianluca Neri (coautore del blog “Macchianera”, autore televisivo di “Camera Caffè” e conduttore dei programmi radiofonici “Scatole Cinesi” e “Kondor”), ha dichiarato proprio su FriendFeed: “Che io possa morire sputato se aggiungerò mai Catepol a uno qualsiasi dei miei social network”.
La mia (onni) presenza in rete, spesso compulsiva, dovuta alla passione per la condivisione e per il cazzeggio, oltre che ad una personalità abbastanza solida (qualcuno dice che ho un grande EGO, vedetela come volete!) porta a situazioni di questo tipo ed esternazioni del genere fanno parte del grande gioco dell’esposizione mediatica. Mi son sempre presentata come prezzemolina della rete, non ho mai nascosto la voglia di entrare in relazione, curiosare, farmi i fatti degli altri, conversare, partecipare alle dinamiche della rete abitata. Quando hai un blog che comincia ad esser letto da una cerchia di persone superiore ai parenti stretti e agli amici cominci ad avere una identità in rete ben precisa. E catepol, cioè io, non è un personaggio creato ad hoc. Sono sempre io, con i miei pregi e i miei difetti. Per cui, o mi si ama e mi si accetta così come sono, o mi si odia. Ma nessuno è obbligato a seguirmi e soprattutto tutti possono liberamente criticare quanto scrivo, quando racconto, quanto trasmetto in rete e come lo faccio. Basta che non si travalichino le regole del vivere civile e il rispetto per la persona altrui, cosa che spesso nelle critiche via internet spesso accade, pensando di esser protetti da uno schermo luminoso. Gianluca Neri non l’ho ancora conosciuto di persona. Apparentemente chi legge questi scambi decontestualizzati può pensare che ci sia un odio viscerale reciproco e invece non è così. Fa parte di un normale gioco di dinamiche in rete tra personaggi che sul web, per diversi motivi, sono noti ai più. Io, come Gianluca. Fa parte di vecchi discorsi sulle classifiche della blogosfera, di conversazioni che hanno un contesto ben preciso in cui accadono. Nulla di personale con Gianluca, anzi è una persona che aspetto di conoscere dal vivo.
Qualche tempo fa si parlava molto di “web semantico” oggi un po’ meno, dobbiamo accontentarci soltanto dei “tag” oppure c’è qualcosa di nuovo nel futuro della ricerca ?
Sicuramente il futuro del web comprenderà il web semantico, l’evoluzione del concetto di tag (cioè il classico etichettare qualcosa perchè sia possibile ricercarlo subito su internet attribuendo un significato in qualche modo comune al tag). Sicuramente si procederà in questo senso anche se, con l’avvento di Facebook il tagging si è complicato un po’. Quello che posso prevedere io, dal mio piccolo punto di osservazione delle dinamiche del web è una partecipazione sempre più massiccia delle persone in rete. Grazie a Facebook, non dimentichiamolo, tanta di quella gente arrivata al web partecipativo, dal nulla. E da questa massa di utenti dipenderà fortemente l’uso del web.
Grazie a Facebook l’Italia sta conoscendo una massiccia presenza in rete, anche quelli che fino a ieri venivano definiti “analogici” hanno aperto le porte al digitale e allla “condivisione”, cosa c’è di buono in tutto questo ?
Grazie a Facebook tanta gente oramai è in rete e partecipa in qualche modo alle dinamiche di Internet fatto da persone che comunicano e condividono. C’è di buono un uso massiccio degli strumenti a disposizione, c’è di male che c’è bisogno di tanta formazione all’uso di Facebook e di tutto il resto. Ho potuto notare che c’è quasi un divario netto tra chi, consapevolmente usava ed usa internet, blog e social network da prima dell’avvento di Facebook e chi ha scoperto internet grazie a Facebook, arrivandoci al massimo da esperienze di chat col messenger e da una casella di posta elettronica usata poco. Pericolosa per molti è l’equazione “Sto su internet = sto su Facebook”, il social network più famoso al mondo tende a includere tutte le attività, tende a far rimanere l’utente dentro il suo sistema, sommerso di giochi e test demenziali, illudendolo di avere uno spazio tutto per se. Se tutto ciò stimola la curiosità per tutto quanto di “altro” è internet, per la conoscenza che arricchisce proprio perchè condivisa da molti, ben venga. Se l’utente continua ad usare uno spazio pubblico pensando che sia privato, senza alcun controllo delle sue impostazioni di privacy o di quanto comunica al resto del mondo attraverso il suo profilo Facebook, c’è seriamente da stare attenti.
Blog, Facebook, Twitter, FriendFeed, Flickr, YouTube, Google Talk, solo per citarne alcuni, quali sono quelli indispensabili e di quali si può fare a meno ?
Io utilizzo e provo tutto, mi iscrivo subito quando esce un nuovo servizio o un nuovo social network, mi iscrivo ed esploro chiedendomi “a cosa mi può servire? a chi può servire?”. Non tutti sono indispensabili, molti sono anche equivalenti, spesso e volentieri ti permettono di incrociare quanto si posta da uno all’altro. Premesso questo, io non farei a meno del mio blog, l’unico spazio totalmente mio, il canale principale della mia attività, l’hub della mia identità in rete sparsa su vari profili di social network. Chiudessero tutti i servizi, il blog rimarrebbe. Dal blog ho cominciato, il blog è per sempre, il blog è mio, il blog sono realmente io. Una discussione nei commenti del blog resta, anche se il flusso delle cose procede inesorabile. Dopo il blog terrei Twitter e Friendfeed, canali importantissimi di comunicazione e condivisione delle conoscenze (le più disparate). Hanno il pregio di mettere subito in comunicazione e di poter cercare e trovare subito una informazione al loro interno grazie al sistema di ricerca per parole chiavi o hashtag (#). Butterei Facebook (che tengo solo per rimanere in contatto con chi sulla rete non ha altra presenza, quindi gli amici di vecchia data, il parentado, ecc.), o meglio butterei tutti i fronzoli e il cazzeggio di Facebook. Di Facebook se ne può tranquillamente fare a meno. Non fa altro che replicare, malamente, le possibilità di che molti altri servizi fanno molto meglio. Ad ogni modo tutto dipende da quanta gente aggrega attorno un account (dovunque esso sia) e dalla capacità del proprietario dell’account di rendere interessante quanto scrive e pubblica. In sintesi, tutti possono pubblicare qualcosa sul web, non ci vuole una laurea. Non tutti riescono ad aggregare gente attorno a quanto trasmettono sul web.
Sei un’ insegnante e non posso non chiederti lo stato e il futuro del web nella scuola lucana. L’ebook nella scuola resterà una chimera ?
La scuola italiana viaggia su tanti di quei binari diversi che è difficile prevedere qualcosa, soprattutto in tempo di tagli senza criterio. Nonostante le statistiche vedano di docenti italiani come i meno tecnologici o quasi tra i docenti, io vedo invece tanta buona volontà e predisposizione ad utilizzare le tecnologie per ammodernare la didattica e per rendere più efficace i processo di apprendimento. Ma non sarà la tecnologia (l’ebook o le LIM, le lavagne multimediali) a salvare la scuola italiana. Sarà l’apertura mentale ad usare una tecnologia o un’altra con degli scopi ben precisi in mente, con obiettivi didattici raggiungibili e perseguibili a medio e lungo termine. L’ebook potrebbe prendere piede, anzi me lo auguro. Attorno all’ebook servono tutta una serie di soluzioni che possano permetterne la corretta fruizione sia in classe che fuori, mentre da quello che leggo, spesso si parla di ebook solo in termini di “Rivoluzione”, di “Risparmio di carta” ecc. E’ uno strumento, e come tale non è la panacea di tutti i mali della scuola italiana, ma una possibilità in più che farà frutti in mano di chi, comprendendone le potenzialità, si adopererà per utilizzarlo al meglio.
Corriamo tutti in direzione della conservazione della cultura in digitale ma in prospettiva di lunghissima durata il nostro patrimonio è al sicuro ? (il digitale saprà tramandare la cultura come lo hanno fatto finora i media analogici, superando i problemi connessi sia alla deperibilità materiale che alla distruzione accidentale?)
Spero si arrivi a trovare una soluzione digitale che, al pari dei libri di carta con cui da millenni tramandiamo la cultura, possa permetterci l’archiviazione sicura dei nostri dati e la loro riproduzione anche a distanza di tempo, da diversi supporti. Non so se al momento ciò sia possibile, realmente. Sicuramente tutti oramai abbiamo migliaia di foto digitali in archivio e pochissime stampate. Sicuramente conserviamo migliaia di mail (cancellabili sbadatamente con un solo click) digitali e pochissime, magari sbiadite lettere vergate a penna (che però nessun click potrà distruggere).
La Regione Basilicata ha rinnovato per ben due volte “Il computer in ogni casa” (un contributo per l’acquisto di un pc) e molti immaginano che la nostra regione sia tra le più informatizzate d’Italia. Ma è proprio così ?
Da lucana di adozione ho potuto osservare il fenomeno e realmente, grazie alla Regione Basilicata, sembra che tutti abbiano un computer in ogni casa. Quindi il contributo ha ovviamente funzionato. Molti hanno internet o lo hanno attivato proprio grazie a questa distribuzione capillare di strumenti informatici. Mi sembra però che il processo si sia fermato. Non c’è stata una reale formazione di tutta questa gente all’uso consapevole dello strumento computer e delle innumerevoli possibilità della rete internet. E’ stato distribuito un quaderno e una penna, per dirlo con una metafora, ma poi il maestro per imparare a scrivere non c’era. Allora ognuno ha usato e usa quaderno e penna senza prospettiva di “miglioramento” sociale, come dovrebbe essere a valle di questa distribuzione di un computer in ogni casa. Il giorno in cui anche nel paesino più interno della Basilicata, (come accade in ogni angolo della Scozia) si potrà prenotare una stanzetta per dormire semplicemente via mail ed essere sicuri che la prenotazione sia andata a buon fine così come la transazione con la carta di credito, l’immediato istante dopo, ecco, forse quel giorno si potrà affermare che la Basilicata è informatizzata. Non prima. Essere informatizzati è tutto qui: avere uno strumento e utilizzarlo quotidianamente, per tutto.
Ma il blog aiuta a sognare ?
Il blog è fatto per esprimere la voglia di comunicare a tutto tondo, una stanzetta tua con vista sull’intero web, un indirizzo mediante il quale chi naviga in internet ti può venire a trovare per scambiare due chiacchiere con te e prendersi un caffè. Un blog è una estensione di te stesso. Che tu voglia raccontare quanto ti è accaduto, o condividere un video o una barzelletta, che tu voglia diffondere notizie, riprenderle, commentarle, dare la tua opinione in merito o semplicemente segnalare ad altri quanto hai ritenuto importante per te, che tu voglia semplicemente dare libero sfogo al grafomane logorroico che è in te, il blog è il tuo spazio. Libero e personale, ma anche sociale se non lo tieni privato. Dove sei tu a metterci quanto di tuo vuoi condividere e a non metterci quello che di tuo vuoi conservare. Un po’ il tuo cartellone pubblicitario, il tuo spot. Parla di te anche se non parli di te. Un blog è un arricchimento continuo per te che scrivi andando alla ricerca di cose da scrivere che possano interessare il tuo lettore oltre che te stesso, ma la ricchezza viene soprattutto da quanti commentando in bene o in male, linkandoti, diffondendo ad altri i tuoi contenuti in Internet, ti accompagnano alla scoperta di altri pensieri, di altri blog, di altre persone con cui non avresti mai pensato di entrare in contatto, con cui non avresti mai pensato di avere delle affinità e degli interessi comuni.
Per cui, forse si, è corretto dire che un po’ aiuta anche a sognare!




Benvenuti su questo blog. Qui mi occupo di cose "avariate", troverete alcuni temi portanti anche se il concetto di base resta sempre la "ciambotta". Buona lettura e se vi va buona scrittura.
:)








