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A che ora è la fine del mondo?

Sappiamo tutti bene che la fine del mondo era una frottola, ma se proprio non ci fidiamo del tutto John Carlson, direttore della NASA,  ce lo spiega in questo video.

E’ stato tutto un equivoco, addirittura, neanche c’erano le profezie che parlavano della fine del mondo, almeno non in senso catastrofico. I Maya, semplicemente, prevedevano il ritorno di una divinità (K’uh Bolon Yokte) che avrebbe rimesso in ordine il cosmo e probabilmente il loro calendario.

E siccome le persone sono più curiose del gatto si affollano a prenotare viaggi verso la valle di Chichén Itzá perché il poter dire “c’ero” è un’emozione più forte della fine del mondo.

Ma ci sono pure quelli che si recheranno a Bugarach o a Cisternino dove, non ho ancora ben capito se per un calcolo astrale o mero marketing turistico, già è iniziato il pellegrinaggio.

Qual è la differenza tra il paesino francese e quello pugliese? Presto detto: a Cisternino son felici e contenti di sventolare in tutte le trasmissioni televisive le proprietà anti-sciagura del tempio indiano di Babaji, invece a Bugarach, seriamente preoccupati degli stupidi avventori, hanno vietato l’accesso al paese da mercoledì a domenica.

Instagram for dummies

foto di Mangin

Brad Mangin doveva sostituire il suo vecchio telefonino e, un po’ come tutti, decide di acquistare l’ultimo iPhone 4S appena uscito. Tornato a casa inserisce la sim, trasferisce i contatti nella rubrica e prova anche a fotografare i suoi gatti. Il risultato lo sorprende abbastanza, ma ciò che lo stupisce di più è un’applicazione che restituisce immagini in un formato quadrato, proprio come quello delle vecchie Polaroid, con l’aggiunta di effetti davvero interessanti.

Non c’è niente di particolare in tutto ciò se non il fatto che Brad è un fotografo sportivo free lance abbastanza noto e che alla partita tra i Los Angeles Angels e gli Oakland Athletics , lascia la borsa con la fedele Canon 1D Mark IV  a bordo campo, e si reca negli spogliatoi per fare il suo servizio pre-sportivo soltanto con l’iPhone. Le foto, successivamente “instagramate” da Mangin, saranno un nuovo modo di raccontare  il Baseball su Sports Illustrated.

Ho riportato questa storiella per due motivi: il primo per diradare le nuvole davanti agli obiettivi degli smartphone liberando il campo dai preconcetti di quei “puristi” che non escono di casa senza il cavalletto e il secondo per contribuire e confortare tecnicamente il gruppo di potenzadigitale  che, da un’idea di Sara,  vuol raccontare Potenza proprio con Instagram (le foto vengono scelte e poi pubblicate sul Tumblr).

Ecco i tre punti cardine per chi vuol personalizzare le proprie “instaphoto” (Mangin usa un iPhone 4S, ma i consigli valgono anche per chi possiede uno smartphone Android):

1)      scattare la foto con l’iPhone senza alcun effetto;

2)      editare l’immagine con le seguenti app:  Snapseed (per convertire le foto in bianco e nero e lavorare sui toni, costo € 3,99), Dynamic Light (per dare un tono più cupo al cielo e potenziare i colori, costo € 0,79) e  Camera+ (per modificare colori e effetti, costo € 0,79);

3)      caricarla in Instagram e applicare la cornice e un filtro, per esempio “Lo-Fi” (se si vuol potenziare il contrasto e i colori) o “Early Bird” (se si vuole l’effetto seppia).

 

Il lettore [digitale] è curioso

Manuel Koppl sull’ultimo numero di “Chip” scrive del lavoro degli Hacker e dei problemi connessi alla nostra sicurezza in rete e per introdurre, simpaticamente o letterariamente, il focus del suo ragionamento adopera come introduzione un fatto di cronaca italiana: il blitz dei carabinieri che catturano il boss Antonio Cardillo.

Koppl racconta di “un mafioso che finisce in una trappola tecnologica” per colpa di “un normalissimo telecomando che, però, invece di azionare il televisore o lo stereo, serve per aprire un mobile a specchio”.

Dopo aver letto velocemente l’articolo ritorno all’introduzione perché mi incuriosisce la vicenda della trappola tecnologica e nel ricercare notizie sulla vicenda scopro che Koppl ha appreso la notizia, come tutti, sulla stampa nazionale (che, parla di “telecomando che non corrispondeva ad alcun apparecchio presente nella casa”) aggiungendovi però di sua iniziativa che si trattava di un normalissimo telecomando per “televisore o stereo”, mentre nessun giornale è così specifico. Invece, se guardate questo filmato, vedrete chiaramente che si trattava di un “normalissimo” telecomando per cancelli automatici. Io credo che proprio per questo i carabinieri hanno insistito nella ricerca: se il telecomando non apriva il cancello di ingresso e neanche un garage, qualche altra porta doveva pure aprirla.

Cosa centra Koppl con tutto questo? Lui non si occupa certo di cronaca nera italiana? Certo che no, ma forse centra con il suo racconto.

Quando un giornalista scrive il suo pezzo (rispettando tutte le sacro sante W)  senza approfondire abbastanza le notizie, anche quelle che servono solo a dare “colore” al pezzo, deve tener conto del fatto che la sua approssimazione verrà sicuramente colmata dal lettore (digitale) curioso.

Penso che questa tendenza a sottovalutare alcune parti del discorso sposi quell’idea di lettore ingenuo che poteva ben funzionare in epoca totalmente “analogica”. Quella che ieri poteva essere una dimenticanza, o “grossolaneria”, oggi è un errore grave che inficia la credibilità dell’intero articolo ed è una cosa che un giornalista, soprattutto se tecnico-scientifico, non può permettersi.

Spesso siamo disposti a sorvolare  su attacchi farciti da errori storiografici ma solo se stiamo leggendo un articolo sportivo; lì, si sa, la metafora campata in aria e l’epica contano più di ogni altra cosa.

Insomma quello che è sfugge a Koppl è che il lettore “digitale”, se non è svogliato, può verificare tutto e non soltanto i dati tecnici o i link che gli sottoponiamo.