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Il troll che s’aggira nel tech

Cos’è il troll dei brevetti, Patent Trolls o “non-practicing entities” (NPE)?
La questione non è proprio nuovissima visto che se ne parla già da una dozzina d’anni, ma è il dato che è diventato preoccupante. Ne parla TechHive ed è una nuova “pratica economica” messa in moto da aziende o società che “producono/accumulano” brevetti al solo scopo di innescare poi procedure di risarcimento verso tutte le grandi aziende tech. Ne sanno qualcosa Apple che è la prima della lista (la notizia è infatti riportata anche da Melamorsicata), HP, Samsung, Microsoft, Sony, Dell, LG, AT&T e altre 4.200 aziende citate in giudizio per NPE nel 2012.
La pratica funziona perché i tempi per la risoluzione delle controversie si aggirano intorno ai tre anni e quindi le grandi aziende preferiscono acquistare le licenze con un accordo stragiudiziale.
E’ stato stimato un profitto annuo intorno ai 90 miliardi di dollari e un costo, o “tassa troll”, di 1040 mila dollari all’anno per le imprese con un fatturato annuo inferiore a $ 1 miliardo, e di 57.670 mila dollari per quelli con redditi oltre $ 50 miliardi di dollari.
Un buon affare quindi, finché dura, visto che il Congresso sta discutendo sul come ridurre l’impatto di NPE.

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