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La morte normale

Nei primi anni ottanta studiavo  Horacio Quiroga per un seminario di letteratura iberoamericana.  Ricordo che alla fine di quel seminario ciascuno di noi studenti elaborò un breve saggio sull’autore e sui suoi racconti.   Io scrissi lungamente (con la mia piccola Olivetti) analizzando il personaggio della morte in tutti i racconti contenuti in “Cuentos de amor, de locura y de muerte“.  Sostenni che la morte, pur apparentemente in antitesi, altra ed estranea era, ossimoricamente, vitale nei suoi racconti: un po’ per fatti biografici (il padre morto in un incidente di caccia, il patrigno suicida,  due fratelli morti per la febbre tifoidea,  un amico ucciso per errore dallo stesso Quiroga e poi la moglie, lui stesso e due figli tutti  suicidi) e un po’ per genere letterario (era nota la sua ispirazione a Poe) la morte era probabilmente la vera protagonista dei suoi  racconti; ma era una morte normale che si accompagnava alla natura delle cose e degli uomini e come tale era accettata e mai rifuggita.

Queste cose mi son tornate alla mente alla notizia della morte di Lucio Magri e ho pensato (come Valentino Parlato) che certo «avevamo bisogno di lui della sua intelligenza e del suo impegno» ma che era giusto così.  Quella morte voluta e cercata  proprio come si cerca qualsiasi altra cosa.  Diceva un amico l’altro giorno: “ma cosa gli mancava? Non stava bene?”…  Ma perché bisogna essere disperati per desiderare di morire? Perché non si può voler morire semplicemente perché non si vuol più vivere? Perché siamo un “Paese di bigotti”, come dice Puxeddu: uno può impiccarsi o gettarsi giù da un ponte ma sempre con un gesto disperato. Noi riusciamo a digerire soltanto l’anormalità che rientra nella norma; la morte razionale, la morte voluta e cercata con normalità, senza disperazione facciamo fatica a comprenderla.

Certo tutto questo ragionamento diventa duro e difficile da assimilare quando chi sceglie la morte è una persona vicina, cara, amata. Ti resta la rabbia: una rabbia assurda che non riesci a spiegarti e che forse…. non è normale.

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