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Le parole che si impigliano nella rete

Francesco Forlani in un post su Nazione Indiana di qualche tempo fa a proposito di Dublinesque, l’ultimo libro di Vila-Matas, parla della rete e delle parole che vi si impigliano (nella rete appunto).

Nel citare il personaggio del romanzo di Mila-Matas ( che  “entra in molti blog per informarsi su quanto si dice dei libri che ha pubblicato. E se trova qualcuno che dice qualcosa di minimamente fastidioso, manda un post anonimo tacciando di ignorante o imbecille la persona che lo ha scritto.”) giunge a alla conclusione, semplice, che quello che era roba da critici oggi lo si fa con un un semplice commento. Praticamente, dice Forlani, è quanto accade su Anobii, dove dominano i “lettori critici amatoriali” i quali instaurano una “dittatura terribile quella dei lettori critici“: “per intenderci, si possono trovare I fiori del male o Aspettando Godot, quotati con una sola stellina di gradimento.

E meno male che a Forliani non è nota l’evoluzione delle social-librerie; chissà cosa ne avrebbe pensato del “salto quantico” descritto da Giuseppe nel passaggio a Goodreads.

Ma giustamente, ci suggerisce Dublinesque, il funerale (se proprio di morte si deve parlare) al massimo potrebbe essere dei libri non certo della letteratura che è “qualcosa di più dei libri“. In fondo, il destino del libro è  “un oltre”…..

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