Qualche tempo fa,  forse un po’ incazzato per qualcosa,  scrivevo di blog, o meglio accennavo qualcosa sui blog personali e ricordo di aver letto nello stesso periodo riflessioni simili come questa e altre ancora.

Ma ne è passato di tempo, perché parlarne adesso ?

Perché è un momento “buono” per riflettere, come Wittgenstein tra le bombe e le pallottole.  Di quale bombe o pallottole parlo ? Ma di Facebook e di qualcuno che, senza girarci tanto intorno,  mi ha chiesto il motivo per cui io continui a scrivere, aggiornare e riflettere attraverso un weblog.

Potrei rispondere con semplicità che sono fatti miei, ma non è educato e poi non è neanche  vero.  Io non ci credo a quelli che s’inventano fantasie solitarie, del tipo: “scrivo per me stesso e se qualcuno mi legge peggio per lui/lei”.  Che senso avrebbe avere uno strumento condiviso e aperto nella rete se non si vuol essere letti o addirittura trovati ? (ho sempre pensato che tutti quelli che “tenevano un diario” intimamente speravano che qualcuno, prima o poi, glielo leggesse).  Beh, che vi piaccia o no, il blog è un’esposizione di noi stessi, del nostro pensiero, di quello che siamo o che vorremmo far credere di essere.  Ed è proprio a causa di questa esposizione che spesso i blog vacillano e arrancano. Non ho numeri statistici (non li ho neanche ricercati) ma ho visto blog fermi da un anno con i loro curatori che si sfrenano in Facebook a parte, forse, 140 caratteri in twitter e qualche link e qualche foto sparsa o replicata tra FriendFeed e Tumblr. Insomma se una buona parte di blog “va a puttane” grazie a social network “sovra-super-esposizionali” allora questi blogger non erano proprio una “categoria”.  Anche quando si comportavano come una categoria, rivendicando questo e quello, correndo dietro alle stesse cose, facendo risse iperboliche e polemiche approssimative, non erano una classe. Forse l’unica cosa che li accomunava (e continua ancora a tenerne insieme un po’) era il principio del gioco attraverso la misurazione.  Ecco dove i blogger fanno categoria, nel misurarselo (ce l’ho più lungo). Per tutto il resto sono persone con tanta voglia di scrivere e di raccontare e (a parte quelli che lo facevano e continuano a farlo perchè scrivere o vendere è il loro mestiere) per i quali un weblog è un luogo adatto per farsi trovare e per tentare timide o sfacciate presentazioni.

Ora c’è Facebook. Si potrebbe non aver bisogno di tutto questo.  Si scrive ugualmente un post ma con una forza in più perchè puoi taggare direttamente tra i tuoi contatti e, in qualche modo, obbligarli a venirti a leggere. Metti le immagini che vuoi, linki e condividi link di ogni tipo e ricevi anche il “mi piace”. Parli e discuti anche con quelli che il blog non l’hanno mai conosciuto. Puoi creare gruppi e riunire persone che amano parlare anche del “sesso degli angeli” e se vuoi crei anche un evento associato. Ricevi la posta e anche gli aggiornamenti sulle pagine che ti interessano. Giochi e inviti i tuoi amici a giocare con te.

Insomma che c’è di meglio di Facebook ?

Perchè non chiudo questo blog per il quale devo anche spendere non poco tempo ad aggiornare versioni e plugin, modificare temi e inserire widget ?

Perchè il blog è casa mia e Facebook è la strada, la piazza affollata su cui si affacciano anche le finestre del mio blog. E voglio tenerli insieme, uniti e separati. Perchè in piazza incontro tutti: vicini, conoscenti, amici con i quali posso parlare della partita della domenica e di donne ma anche di politica e filosofia; ma a casa vengono soltanto gli amici quelli che fanno le scale a piedi e vengono a suonarti alla porta soltanto per il piacere di stare con te e per trascorrere una serata di chiacchiere d’avanti a un bicchiere di vino.

Ecco perchè, perchè il blog è casa mia.

C’è un signore, un contatto, un conoscente della rete, chiamatelo come volete, che qualche giorno fa, in una e-mail,  mi ha chiesto la differenza tra social network e metaverso, tra Facebook e SecondLife.  “Ma in poche parole”, mi ha ammonito, “di che mondi parliamo?”.

Per tirare fuori una definizione che scaturisca soltanto dalle differenze  non è difficile, una definizione stabile, valida per tutti i livelli  o strati di conoscenze-competenze è cosa un pò più ardua. Per dirla in soldoni, io saprei spiegare la differenza, alla grossa, tra mondi diversi come per esempio tra un God Games e un MMORPG,  perchè ci ho giocato per anni (un po’ di più ai primi) e li ho anche studiati; ma se volessi confrontarmi con mio figlio soltanto su alcune famiglie dei secondi, anche soltanto tra Warhammer on line e World of Warcraft, rimarrei sconfitto dalle sue competenze più specifiche e quindi le mie conoscenze, di un livello più grossolano, servirebbero a poco (anche se potrebbero servire a chi non sa proprio cosa siano questi mondi).

A me è successa la stessa cosa quando sono andato ad un incontro con Galiberti al campus dell’università di Potenza.  Sono rimasto, affascinato, ad ascoltarlo per un’ora fin quando una professoressa-mamma del liceo che ospitava la manifestazione, ha chiesto al filosofo un parere sul complicato rapporto giovani e internet. Le risposte di Galimberti, da quel momento in poi, mi sonno apparse banali, scontate e fin troppo approssimative.

Questo non per “buttare le mani avanti” (per non cadere), come si suol dire dalle mie parti, ma semplicemete per esprimere la difficoltà nell’esprimere concetti (che di per se sono astratti) che escano dalla banalità e poco permeabilità, quando non si conosce con una buona profondità l’oggetto di cui si parla.

Dunque l’unica risposta che ho deciso di dare all’amico è quella che proviene dai miei studi di questi ultimi tempi ed è la differenza che intercorre tra mondo persistente e mondo elastico (quest’ultima definizione l’ho inventata adesso come concetto opposto al primo).

Un mondo persistente è qualcosa di sempre attivo 24 ore su 24, che esiste e continui a farlo anche quando noi non ci siamo o non lo guardiamo (non considerando per un attimo il senso di “persistent” come mondo con mappa contigua che ha certamentea che fare con il metaverso). Second Life, ad esempio, è un mondo persistente nel senso che è sempre lì. Quando il mio avatar attraversa una qualsiasi land, quel mondo è lì, che sia presente o meno il suo creatore, che sia tra i mei contatti o meno, quel mondo resta li e io posso, relativamente,  usarlo anche solo guardandolo dall’alto, anche se non ho la più pallida idea di chi sia l’autore/creatore.

Un mondo elastico, invece, è un mondo che dipende dalla presenza dell’utente tra i miei contatti/amici. Facebook è un mondo elastico nel senso che quel mondo assume la forma del numero di utenti che fanno parte dei miei contatti. Come utente appena registrato ho, in potenza, la possibilità di contattare milioni di persone e fare in modo che questo mondo diventi lungo e largo, ma potrei anche restare con i miei quattro contatti e tenermelo stretto e corto come se facessi una chiacchierata sul pianerottolo del mio palazzo.

Dunquela la potenza di Second Life può prescindere dall’essere amico o meno di altri utenti, quella di Facebook dipende dal numero di utenti/amici.

Lo so che ho affettato concetti con l’accetta ma è la prima cosa che m’è venuta in mente filtrando, a caldo, gli stimoli provenienti dalla percezione di questi mondi attraverso l’esperienza di utilizzo (in modo che poterli rappresentare con meno astrazione).

Circa un anno fa, per ragioni di studio, ho compiuto un’analisi, sul campo, in Second Life. Lo sguardo utilizzato è stato di natura (“obbligatoriamente”)  semiotica (analisi del metaverso passando attraverso i god game e il testo terminale) ma è comunque servito per mettere a fuoco un buon numero di mondi sia visitandoli come turista, sia partecipando a eventi da ospite che immergendomi in attività da residente.  La difficoltà maggiore non è stata tanto quella di trovare gli stumenti di analisi adeguati o i modelli reticolari con cui tagliare la materia (tanto qualcosa su cui appoggiarsi la si trova sempre) quanto quella di dover raccontare, poi,  la vera natura di SL. Da tale difficoltà nacque anche il titolo del mio lavoro: “Second Life e l’ornitorinco“.  Titolo quanto mai inflazionato con il quale, prendendo a prestito la storia di Eco, ho tentato di ipotecare l’ipotesi di una Second Life come grande patchwork mediale,  come ipermix ipermediale: un gioco ma non solo un gioco, un’astrazione e una concretezza; ma anche, e soprattutto,  un mondo possibile, anzi dei mondi possibili nei quali ciò che è possibile nel nostro mondo diventa reale e/o pensato come tale. Insomma, per dirla con Musil, “la capacità di pensare tutto ciò che potrebbe essere.
Ovviamente la mia tesi non poteva spaziare molto nè girare a ruota libera e quindi è rimasta legata a una nozione di testo ancorata a un metaverso come matrice (testo e mondo) per la creazione di mondi possibili.  Second Life mette a disposizione la sua struttura astratta (il metaverso) e le sue regole di combinazione  (la grammatica di SL) per creare/costruire il testo (mondo) delle Sim/Land.

Ma perchè parlo soltanto oggi di un vecchio lavoro ? Perchè sono rimasto affezionato all’idea che mi sono fatto di Second Life; ma anche per aggiungere qualche piccolo contributo a un ragionamento che secondo me tarda a esplodere. Intanto già all’epoca delle mie prime ricerche, SL era in completa discesa nel suo ciclo di Hype italiano e non era più “di moda” neanche come oggetto di studio (conferma me ne fu data anche da Giovanna Cosenza in un nostro breve contatto), perchè il social network “generalista” per eccellenza aveva già il motore e le ruote calde per invadere il nostro mondo on line. Così è stato. Se circa un paio di anni fa c’era stata l’esplosione italiana verso il “nuovo mondo” (Gabetti che investe nel mattone di pixel, Di Pietro ministro che acquista un’isola, la provincia di Roma che crea l’agorà virtuale e addiritura la benedizione di un vescovo) in poco più di un anno l’attenzione è calata fino a far scomparire il superfluo e a far vacillare gli interessi (la rivista della Maggioli si ferma a settembre, il blog di Second Life Italia tiene i suoi post fermi a maggio,  e l’ex ministro scappa via qualche giorno fa – ma vista la sua presenza flebile la notizia è giusto un lancio).  Qualche timido preavviso a febbraio e poi il colpo di grazia con la notizia  “ufficiale” della morte italiana.  Come spesso accade, quando la stampa si occupa di qualcosa o alza la polvere fino all’orizzonte oppure la notizia non ha motivo di esistere. Così il giornalismo, sovente, approccia questioni con una difesa “a catenaccio” ovvero, continuando nella metafora calcistica,  entrando “a gamba tesa” sul pallone.

Seguono, ovviamente, la replica della comunità italiana, e una nota di discussione su Facebook e altre altre noticine varie.

Ma, al solito, ha ragione Giuseppe nel sostenere  che «la situazione e la percezione italiana di Second Life meriterebbero un discorso a parte, strutturato e argomentato».

Allora un primo spunto organico, anche se “a freddo”, ci viene da Giovanni Boccia Artieri («La forza di Second Life sta nella capacità di incarnare un orizzonte delle possibilità e il suo valore nell’accettare e perseguire cognitivamente la condizione di contingenza, oscillando tra il proprio sé-corpo e il proprio sé-avatar») il quale, oltre a intravedere una capacità di vivere vite possibili e di osservarsi mentre si agisce un mondo, denota anche le  “negatività” di Second Life per la sua natura “elitaria e antidemocratica“.

In sostanza dal ragionamento di Giovanni si possono tirare fuori tre nodi problematici:

1) l’utente di SL deve vivere un dislivello molto forte tra le competenze  (“ipercompetenti”  e  “neofiti”);

2) la comunicazione è unidirezionale («chi possiede land, case e negozi ed organizza mentre gli altri partecipano soltanto senza lasciare traccia»);

3) la presenza fisica (on line) dell’utente  nel mondo è imprescindibile, quando l’avatar non c’è nel mondo non  ne resta nè la sua traccia e neanche la sua scia.

Questi tre nodi, pur non essendo sufficienti a definire l’uso del mezzo, denotano la forte distanza che intercorre tra SL e i social network , o almeno da quell’idea italiana di  social affermatasi così velocemente anche in quelli completamente “analogici”.  Sono, quindi, punti importanti per capire cosa si fa e come in un mondo e nell’altro e quale distanza separa uno dall’altro.

Insomma se si soffre del peso della socialità di Facebook probabilmente Second Life è qualcos’altro.

Ma, per la mia idea di SL questo è pure un social, anche se Wikipedia  non lo ritiene tale.  E’ pure un MMORPG, anche se gli amatori (tipo quelli di  World of Warcraft) hanno sempre storto il naso.

Ma la morte prevista e annunciata di Second Life è letta soprattutto in termini di business mancato o mancante. Perchè le aziende investitrici scappano ! Ma può essere colpa del mercato se le aziende non lo conoscono ? Se non sanno adeguare i loro business plan ? L’errore della aziende, soprattutto italiane,   è stato quello di aver creduto e utilizzato il metaverso soltanto come vetrina, dimostrando di voler ragionare “dal fuori al dentro” e non dal “dentro al fuori”. Non sempre, e quasi mai in verità, le grammatiche vincenti in un mondo sono esportabili e/o adattabili per un altro. L’unica logica forte e conduttrice è stata quella della colonizzazione che purtroppo non è riuscita a produrre risultati positivi o almeno non quelli attesi; e se risultati significativi sono emersi, questi non sono stati nè apprezzati nè giustamente valutati.
Certamente alla base c’è una forte incomprensione per quel mondo e per quel potere estensionale concentrato nell’avatar: per intenderci lo stesso potere che può avere una fotocamera, la TV, una ruspa, un trattore, una betoniera un cannocchiale, il tempo e lo spazio e altro ancora ma tutt’insieme nello stesso momento.

Anche la comunicazione supera i confini della semplice chat e del link,  assumendo le dimesioni, oltre che della chat e del link, dell’ambiente, del corpo, della voce, della vista e “dell’osservarsi mentre si agisce un mondo“. Oggi non conosco niente di simile e di così forte tanto da rendere, per esempio, la didattica uno strumento estremamente potente. Giovanni Boccia Artieri e Giuseppe Granieri, con la loro unAcademy, ne potrebbero parlare per anni.
Ma per farsi un’idea su altro ancora si può andare  qui , qui e anche qui, per capire che non stiamo parlando di una semplice piattaforma.

Per concludere vorrei soltanto dire che sicuramente un calo, fisiologico, di interesse per Second Life c’è stato ma parlare di morte italiana è esagerato e Arco Rosca lo racconta meglio di me.

Ultimo aggiornamento: dopo la manutenzione del 28/08/09,  Restaurant City ha aggiornato il gioco integrandolo con un “Herb Garden” (l’orticello da coltivare), con nuove pietanze nel menù e un numero maggiore di livelli.

Cosa degna di nota, a parte i livelli per quelli che stavano fermi da un po’, è propio l’orticello su cui è possibile piantare un seme dal 16° livello in poi. Ogni inseminatura costa 2.000 coins e purtroppo non è possibile sapere prima cosa è stato inseminato, bisognerà aspettare almeno la fioritura. Sicuramente dall’orto verranno fuori delle spezie utili in cucina, ma sarà un ulteriore impegno poichè bisognerà curarlo innaffiandolo (cliccandoci su) mediamente ogni nove ore, altrimenti si secca, ma niente paura, la pianta non muore ma rallenta la sua crescita.

herb garden
herb garden

2009-09-15_202450
2009-09-15_202450

La piccola guida.

il mio ristorantino
Chamboo Dinner

Restaurant City è un giochino della Playfish, una delle social games companies più attive in Facebook, a cui mi sono affezionato ultimamente. Prediligo i “giochini” semplici scaccia-pensieri con un minimo di implicazione graduale dell’impegno ma con il contemporaneo coinvolgimento degli amici del social.

Con Restaurant City apri il tuo ristorante e inizi a impiegare i tuoi amici come cuochi, camerieri o addetti alle pulizie. Pian piano decori e personalizzi sia il locale che il menù da offrire ai clienti. Con la moneta che accumuli abbellisci il tuo locale o compri gli ingredienti della cucina (che però, trattandosi di un social, puoi anche scambiare con gli altri amici ristoratori).

La passione per il giochino mi ha portato a esaminarlo con una certa accuratezza e a ricercare qualche piccolo trucco (ma non cheat) per muoversi consapevolmente e crescere più agevolmente.

In ogni caso il regolamento completo del gioco sta qui !

Ecco, dunque, qualche piccolo consiglio di gioco.

I soldi (coins)
Guadagnerai coins automaticamente ogni qual volta un cliente va via dopo aver mangiato, ma puoi guadagnarne raccogliendo la spazzatura (anche in altri ristoranti) o scuotendo gli alberi intorno al tuo ristorante (ciccandoci su) ma si tratta comunque di pochi spiccioli .

I tavoli
Non disponete i tavoli, all’interno del locale, lontani tra loro e/o lontani dalle cucine poiché i camerieri metteranno più tempo per servirli e rischierete che i clienti si stanchino di aspettare e vadano via.

Le sedie
Potete lasciare all’interno del locale alcune sedie, senza tavolo, dove i vostri clienti potranno aspettare il proprio turno. Vi conviene metterle lontano dall’ingresso e con un percorso obbligato in modo da far “perdere tempo” ai nuovi avventori. Inoltre se potete spendere almeno 8.000 coins conviene installare anche una “Arcade Machine” così qualche cliente in attesa si intratterà giocando e andrà via senza darvi un giudizio negativo.

I dipendenti
Non fate scendere il livello degli addetti sotto l’80%, altrimenti lavoreranno di meno e male (e scende la vostra reputazione).  Alzate ogni volta il loro livello dandogli da mangiare, oppure mettendoli a riposare.
Potete assumere un collaboratore dopo esser cresciuti di livello e quando l’icona della lente di ingrandimento lo indicherà (allora potrete scegliere tra gli amici di FB cliccando su Hire).  Per licenziare un addetto basterà selezionare l’avatar e cliccare su Sack, ovviamente bisognerà pagargli una buona uscita di 200 coins. Saranno otto i dipendenti che potrete assumere, compreso voi, nel vostro ristorante.

I wc
Dall’8° livello in poi conviene costruire almeno un wc, vi farà ottenere punti esperienza dopo che ogni cliente l’avrà usato. Ovviamente va pulito con costanza altrimenti i clienti non lo useranno.

Restaurant City
l'interno di Chamboo Dinner

Gli ingredienti
Ovviamente in un ristorante si preparano piatti e per cucinarli necessitano gli ingredienti, ergo bisogna ottenerli. Otterrete un ingrediente omaggio al giorno quando farete il login, e anche rispondendo esattamente al
quiz che una volta al giorno il gioco vi proporrà all’interno della vostra casella postale. Ecco, per esempio, alcune delle domande che potreste ritrovarvi di fronte:

D: Agar is a gelatinous substance derived from what?
R: Seaweed
D: Bechamel sauce is also known as…
R: White Sauce
D: To blanch a vegetable, means to?
R: Boil and Cool off quickly
D: Calamari is fried?
R: Squid
D: What is a Calzone?
R: A turnover made of pizza dough
D: In which restaurant would you typically find Calzone?
R: Italian.

Qui c’è un elenco completo di tutte le domande.

Scambiare gli ingredienti
Entrate nel ristorante di un tuo amico e cliccate sull’icona Trade Ingredients, qui potrete gestire il vostro scambio.
Gli ingredienti oggetto di scambio compariranno nel menu degli scambi. Scegliete l’ingrediente che vi serve e offrite quello che volete.

Ovviamente gli ingredienti potete comprarli, ma sono troppo cari, ma se volete ottenerli gratis basta visitate per la prima volta il ristorante di un vostro amico e quindi: più amici avrete nel gioco più ingredienti potrete collezionare.  E’ normale che il meccanismo social tenda a far unire al gioco i vostri contatti di FB, ma se non volete spammarli tutti potete iscrivervi a uno dei tanti gruppi denominati “Restaurant City, come questi ad esempio:

  • http://www.facebook.com/group.php?gid=56843114617
  • http://www.facebook.com/group.php?gid=91891777423
  • http://www.facebook.com/group.php?gid=63393501964
  • http://www.facebook.com/group.php?gid=47553599976
  • http://www.facebook.com/group.php?gid=76708112272
  • http://www.facebook.com/group.php?gid=73561621088
  • http://www.facebook.com/group.php?gid=66244544322
  • http://www.facebook.com/group.php?gid=68818331821

una volta iscritti a questi gruppi potete lasciare un messaggio in bacheca del tipo “add me please” e aspettare che qualcuno vi aggiunga, più messaggi inserite nelle bacheche più persone vi aggiungeranno come amici. Per praticità e per non riempirvi di perfetti sconosciuti, vi suggerisco di crearvi un’apposita lista di amici, che potete denominare “Restaurant City“, così una volta ottenuto il bonus potete tranquillamente svuotare la lista di tutti questi “amici di comodo”.
Vi conviene, inoltre, scambiare un po’ di ingredienti, eccetto quelli che vi servono nell’immediato, con qualche amico per poter aumentare di livello i vostri piatti.

Ci sono anche applicazione, come restaurantcitytrade, che permettono di tenere sotto controllo gli ingredienti e i livelli di scambio possibili e qui trovate una buona guida in italiano.

I livelli di un di piatto
Ogni volta riuscite ad aumentare il livello di un piatto, aumentate anche la percentuale di guadagno in “Gourmet Points” nel momento in cui un cliente sceglie quel piatto (il rapporto è 0,2 punti per ogni livello).
Per aumentare il livello di un piatto avrete bisogno di tutti gli ingredienti che quel piatto richiede. Quando li avrete ottenuti potete premere su Change Menu e poi selezionare Learn sotto il piatto scelto.
Per incrementare il livello di un piatto serviranno nuovamente gli stessi ingredienti, selezionate Change Menu, cercate il piatto che desiderate aumentare di livello, e premete su Level Up. Ricordate che il vostro ristorante sarà sempre pieno di clienti se riuscirete ad avere una lista di piatti diversificata e di alto livello nel vostro menu.

Il dispenser di bibite
E’ utile soltanto dopo il 15° livello perchè solo allora i clienti chiederanno anche da bere. Ma ricordate che anche questi dispenser saranno utilizzati dai camerieri allo stesso modo delle pietanze, quindi disponeteli allo stesso modo delle cucine.

Il numero di piatti che potete servire
Il numero di piattiche sarete in grado di offrire alla vostra clientela dipenderà dal livello che avrete raggiunto, perciò tenete a mente questa piccola regola:

Livello 1 – 10      =   1 piatto
Livello 11- 200 =   2 piatti
Livello 21 – 27   =   3 piatti

La Popularity
Se non seguite più il gioco, non lasciatelo attivo perchè il vostri addetti si stancheranno fino a non lavorare più (si adageranno sul pavimento stremati) e la vostra popolarità calerà a picco per via dei clienti che entrando nel ristorante e uscendo senza aver mangiato vi lasceranno un voto negativo. Quindi, quando vi siete stancati di giocare, andate in Recordate (l’icona della sedia),  bloccate la porta di ingresso al ristorante con qualsiasi cosa (una sedia, una pianta, un tavolo, o una qualsiasi suppellettile) in modo da impedire ai clienti di entrare, mettete tutti i dipendenti a dormire e poi salvate il gioco prima di uscire.

La Random Street. Se entrate nella Random Street potrete visitare e votare gli altri ristoranti (per votare dovete entrare all’interno del ristorante e cliccare sull’icona con la manina e le stelline).  Se volete essere votati anche voi e aumentare il numero di stelline  sotto il “Gourmet Points”,  dovete accettare il disclaimer (icona di una mano con cartellina) “Join Gourmet Club“.

Significato delle icone mostrate dai clienti:

pollice verde = soddisfatto del cibo e del servizio;
pollice rosso = non soddisfatto del servizio;
sedia = non ci sono posti disponibili;
tavolo = il cliente ha un posto a sedere ma è in attesa di un tavolo disponibile;
orologio = il servizio è troppo lento.

Infine, se volete, potete cambiate il nome del vostro ristorante scrivendo ogni volta l’ingrediente che vi manca, per segnalare a tutti quelli che passano per la street gli ingredienti che vi servono.  Ma una maniera più efficiente è sicuramente quella di usare il  “megafono” nella sezione menù (ask for ingredients) che condividerà, sulla bacheca di FB, le vostre necessità.

Accade che un editoriale de l’Avvenire venga ripubblicato su Facebook da “Rana”, la simpatica “Rassegna Stanca” che ripropone editoriali di noti giornali con qualche piccolo ritocco; ma l’articolo viene cancellato da Facebook, insieme a tutti i commenti (l’accusa è “infastidisce altri utenti). Allora quei testardi di Rana ripubblicano nuovamente l’articolo e FB gli cancella l’account, senza altre spiegazioni.

Insomma Facebook sta mostrando i muscoli del suo “lato B”  e per questo che raccolgo volentieri l’invito di Guido Scorza e ripubblico l’editoriale incriminato.

Dall’Africa: perché il Papa ha ragione Un editoriale ultrasottile.

«Una polemica che non ha ragion d’es­sere» . Etienne Pagot, coor­dinatore diocesano della sanità dell’arcidiocesi di Doaula e responsabile dei programmi di lotta contro l’Aids, è sorpreso del pol­verone sollevato dalla di­chiarazioni di Benedetto XVI sull’uso del preserva­tivo. Dichiarazioni che, del resto, non hanno trovato vasta eco in Camerun. « Le abbiamo vissute come qualcosa di già detto – con­tinua Pagot –. E se non fos­sero state rilanciate con grande enfasi dai media internazionali , probabil­mente sarebbero rimaste sullo sfondo. D’altra parte, è lo stesso linguaggio che noi teniamo ogni giorno sul terreno: astinenza e fe­deltà sono mezzi più sicu­ri per prevenire e combat­tere la diffusione dell’Aids. Questione di realismo e di buon senso » . Il vero problema, sostiene, è proprio il « gran rumore sollevato sulla questione del preservativo, che ha fatto passare in secondo piano non solo gli altri te­mi trattati dal Pontefice, ma la stessa questione del­l’Aids che ha ben altre ri­percussioni: sanitarie, so­ciali, psicologiche, cultu­rali, spirituali… » .Il sospetto, secondo Pagot, è che « chi è lontano da questi problemi, che per noi sono quotidiani e cru­ciali, dà un’importanza ec­cessiva a un aspetto speci­fico e non centrale, svian­do l’attenzione dalle vere questioni » . « La mia impressione – gli fa eco Martin Jumbam, ex direttore della Maison des communications sociales ( Macacos ) di Douala – è che il Papa qui in Camerun abbia toccato i temi e le sfi­de più urgenti per questo continente. È quello di cui tutti, dai media alla gente, parlano qui: pace, giusti­zia, riconciliazione, ma an­che la sofferenza materia­le e spirituale degli africa­ni, il tema forte della fami­glia, quello della povertà e dell’oppressione. I discor­si del Santo Padre hanno suscitato grande impres­sione. E continuano a far discutere la gente » . Jumban, che è perfetta­mente bilingue e guarda con attenzione i media in­ternazionali, nota una dis­sonanza tra la copertura locale e quella straniera.«Qui si continua a sottoli­neare la portata storica di questo viaggio del Ponte­fice, e delle ripercussioni che potrà avere sul nostro Paese e sulla sua Chiesa. I media internazionali han­no insistito quasi unica­mente sulla questione del preservativo, che da noi è passata quasi inosservata». Chi non si è fatto sfuggire l’occasione di ironizzare sulle dichiarazioni del Pa­pa è stato invece l’irrive­rente Messager Popoli, in­serto satirico che esce set­timanalmente con il gior­nale Le Messager, princi­pale quotidiano indipen­dente camerunese. Il suo direttore, tuttavia, usa to­ni ben più pacati: «Dal mio punto di vista – dice Njawé, che è anche uno dei principali alfieri della libertà di stampa in Came­run – il Papa ha ragione ad esprimersi in questi termi­ni e soprattutto a ribadire che la fedeltà e l’astinenza sono i mezzi migliori per combattere l’Aids. Tuttavia quando lo si dice in Africa subsahariana, la regione al mondo maggiormente colpita da questo flagello, occorre farlo con una cer­ta prudenza ed evitare i ri­schi di fraintendimento: non si deve infatti lascia­re la porta aperta alla ne­gligenza, che qui da noi si­gnifica morte» .Quanto al giornale di go­verno, il Cameroon Tribu­ne, elenca tra le dichiara­zioni di Benedetto XVI di cui far tesoro quelle sulla famiglia e sul ruolo dei ma­riti, per nulla scontate in quel contesto. Nonché le parole rivolte ai giovani: « Di fronte alla difficoltà della vita, custodite il co­raggio e lasciatevi toccare da Cristo » . « Verginità e ce­libato non diminuiscono in nulla la dignità del ma­trimonio » , riporta il gior­nale, commentando: «Questo almeno ha il gran­de vantaggio di essere chiaro».

avatar Benvenuti su questo blog. Qui mi occupo di cose "avariate", troverete alcuni temi portanti anche se il concetto di base resta sempre la "ciambotta". Buona lettura e se vi va buona scrittura. :)